Viva Ribadavia, Terra del Vino e dell’Amore!

Viva Ribadavia, Terra del Vino e dell’Amore!

La Galizia è piena di luoghi interessanti, ricchi di storia, fascino e mistero. In questo cantuccio della penisola iberica, perennemente spazzato dai venti oceanici e incessantemente battuto da una fine pioggerellina anglosassone, ho avuto modo di scoprire anche la piccola Ribadavia, un autentico gioiellino del Ribeiro. E ho avuto il piacere di farlo con una guida speciale, Alberto, e con altri amici galeghi.

Gli antichissimi insediamenti celti, l’arrivo dei latini e il successivo avvicendarsi di mori, portoghesi e castigliani fanno di questo piccolo pueblo del cuore della Galizia, tra Vigo e Ourense, un luogo in cui compiere un breve viaggio nella storia. Il borgo è piccolo ma davvero carino: mostra ancora intatte le vecchie Mura del Castello, alcune chiese ed edifici risalenti al XIV-XV secolo e un interessante Museo Etnologico. Ma quello che sorprende di più è il suggestivo Barrio Xudeu, tra la Plaza Maior e il Rio Avia, un quartiere ebreo-giudaico appartenente alla rete di Sefarad. Una pietra in ottone, incastonata nel suolo, testimonia di fatto il passaggio metaforico di questo filo rosso che unisce, da oltre cinque secoli (dalla reconquista spagnola, per intendersi, e la successiva dispersione degli ebrei sefarditi), 22 città della Spagna. Il consiglio è quello di entrare in uno dei suoi forni e sperimentare i dolci della tradizione sefardita: il viaggiatore non se ne pentirà affatto. Mi ricordo, ad esempio, di aver assaggiato alcuni biscotti eccezionali, buoni e profumati (uno su tutti, il Dulce Hebreo), all’interno della Tahona de la Herminia, un luogo casereccio che riportava alla memoria ricordi lontani, come le merende che mi preparava la nonna davanti al caminetto.

Dopo l’escursione mattutina, mi sono concesso, assieme ai miei compagni di avventura, un bel pranzetto in una osteria del centro. Menù semplice ma delizioso: carne richada e patate, il tutto accompagnato da un ottimo vino Ribeiro. Giusto un brindisi e poi via, nuovamente in pista per continuare il cammino, stavolta pronti ad uscire dalle strade principali. Peccato per la pioggia battente, fottuta compagna di viaggio, ma a queste latitudini sembra che le persone non ci facciano troppo caso. Questione di abitudine, certo, ma anche di grazia e di ironia, oltre che di vino.

Appena fuori dal centro storico, il paesaggio è dominato dal verde acceso dei prati rigogliosi e da casette caratteristiche dove potersi immergere nella natura, staccando così la spina dal resto del mondo. La prima cosa che colpisce l’attenzione del viaggiatore è la disposizione ordinata dei filari, dei quali Ribadavia è – e sempre è stata, a dire il vero – letteralmente circondata: vino y viñas da tutte la parti, a perdita d’occhio. Qui sembra naturale che, a testimonianza di un indissolubile legame con la terra e coi suoi frutti che si perpetua nel tempo, di generazione in generazione, ci siano varie cantine, bodegas, musei del vino: un bel toccasana per l’animo umano e, per gli amici di Bacco, un vero e proprio paradiso terrestre. A completare il discreto quadretto bucolico, compaiono qua e là vecchi mulini, antichi fienili e Horreos, se non ricordo male il nome, ovvero piccoli edifici dove la gente del posto immagazzinava (e continua a immagazzinare) alimenti e prodotti agricoli vari. Scorre in lontananza un ruscello e tutto è avvolto nel silenzio: verrebbe proprio la voglia di bersi una queimada e lasciarsi cullare per un po’ dalla campagna ribadaviense.

Intanto piove senza sosta, il cielo non accenna tregua. E’ già ora di andare, il tempo è volato letteralmente, ma tornando verso il centro storico mi rendo conto solo adesso che l’acqua, maledetta fino ad adesso, fa brillare come una pietra preziosa il selciato della piazza principale, regalando alla vista uno spettacolo meraviglioso. In fondo, non tutti i mali vengono per nuocere, è bene ricordarselo.

Poco prima di partire, vicino alla stazione, Alberto mi racconta la commovente storia di solidarietà delle sorelle Touza, le quali riuscirono a salvare la vita a circa 500 ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale: pare che, sotto al piccolo chiosco dove erano solite vendere pan di zenzero, liquore di caffè e panini vari, ci fosse una botola dove venivano nascosti gruppi di ebrei in fuga. Beffandosi dei nazisti, le sorelle Touza aiutarono così centinaia di persone destinate ai campi di concentramento. Hanno fatto del bene senza dire una sola parola, senza pretendere niente in cambio, come sa fare solo chi è mosso da un grande senso di umanità. E adesso, nel mio piccolo, non posso far altro che condividere la storia d’amore della Estacion Libertad e la magia di questo piccolo borgo galego circondato da vigneti. Mi sembra il minimo, la promessa prima del congedo. Arrivederci Ribadavia, alla prossima!

Viva Ribadavia, Terra del Vino y del Amor!

Ecco il post in portoghese!

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